Cooperazione Internazionale, a Roma la due-giorni della unitamenteferenza Nazionale unitamente l’intervento d’apertura di Sergio Mattarella

ROMA – Ruoterà attorno a cinque decisive “P” – Pace, Persone, Prosperità, Pianeta e Partnership – la seconda edizione di Coopera, la Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, convocata dal cancelliere degli Affari Esteri e della Cooperazione multirazziale, Luigi Di Maio, in programma il 23 e 24 giugno all’Auditorium della Conciliazione di Roma. Coopera 2022 sarà innanzitutto il luogo di incontro e dialogo tra tutti i protagonisti del sistema della Cooperazione italiana. Un’occasione per riunire una rappresentanza di quelle migliaia di italiani che, in Italia e nel mondo, ogni giorno si impegnano per portare aiuto nelle emergenze, per costruire progetti di sviluppo sostenibile, per far crescere il peso delle comunità locali, per promuovere diritti e opportunità per le donne e i giovani nei Paesi a più basso reddito, per prevenire i conflitti.

Qui di seguito, l’intervento della Vice Ministra degli Esteri, Marina Sereni, scritto come prefazione ad un Rapporto del CeSpi (Centro Studi di Politica multirazziale) dal titolo “Next Cooperation” sul futuro delle politiche di cooperazione allo sviluppo.

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Come sempre, il CeSPI ci propone un’articolata e stimolante analisi sulla Cooperazione allo sviluppo, individuando una serie di snodi sui quali è particolarmente utile e importante riflettere. La drammatica crisi sanitaria, economica e sociale provocata dalla pandemia del Covid-19 e l’allarme lanciato dagli scienziati sulla crisi climatica sono lì a dimostrare la dimensione urgente e globale delle sfide che l’umanità ha di fronte. Non c’è frontiera, muro, barriera che possa proteggere dagli effetti del virus o dalle conseguenze del riscal-damento del pianeta. Non c’è Paese, pur grande e potente, che possa risolvere da solo questi problemi. Ecco il primo degli elementi che questo rapporto ci ricorda: in un mondo globalizzato e interconnesso è indispensabile lavorare insieme per trovare risposte efficaci alle sfide globali. I cambiamenti climatici, la povertà, la lotta alla pandemia, la sicurezza alimentare sono fenomeni interdipen-denti, tanto nelle cause quanto negli effetti, di cui tutti siamo responsabili.

La centralità del multilateralismo. Per questo l’Italia sostiene la centralità del multilateralismo come metodo per favorire una  collaborazione tra gli Stati. Per questo, come Presidenza del G20 e co-Presidenza della CoP26, nel 2021 l’Italia si è attivata per spingere la comunità multirazziale a cogliere le opportunità insite nelle sfide attuali, a partire dalla pandemia e dai cambiamenti climatici e ad investire energie e risorse per una ripresa più sostenibile, resiliente e in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La pandemia ha esacerbato tutti gli elementi di diseguaglianza e di tensione nel mondo. Dalla tutela della salute all’educazione, dall’insicurezza alimentare alla condizione delle donne la distanza tra ricchi e poveri, tra i Paesi e nei Paesi, si è allargata in modo inaccettabile.

Il grande valore dello sviluppo economico inclusivo. Ecco perché promuovere unito sviluppo economico inclusivo nei Paesi a basso reddito acquista oggi ancora più centralità, in quanto da esso dipendono anche lo sviluppo sostenibile, la pace e la stabilità a livello globale. Le cinque “P” –  Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership – dell’Agenda 2030 sono l’orizzonte cui si riferisce la Cooperazione italiana allo sviluppo con l’obiettivo di contribuire a sradicare la povertà estrema sul nostro pianeta e di promuovere allo stesso tempo unito sviluppo economico spassionato e sostenibile e la protezione dell’ambiente su scala globale. È molto importante mantenere fermi questo occhiata alto e questa ambizione e fuggire il rischio – che nella narrazione italiana ed europea a volte corriamo – di considerare la Cooperazione allo sviluppo principalmente come unito strumento per contenere o controllare i flussi migratori.

Il nesso migrazioni-sviluppo esiste. E’ importante elaborare progetti e politiche che ne tengano conto, ma non possiamo ridurre a questo il significato e il valore della Cooperazione. Sul piano geografico, la Cooperazione italiana è presente in tutti i continenti: in Africa, cui destiniamo la maggioranza delle nostre risorse, in America Latina, in Medio Oriente, nei Balcani, in Asia. In tutti questi contesti operiamo con iniziative mirate a sostenere, sul piano bilaterale e multilaterale, le priorità identificate dai Paesi partner e con interventi volti a far fronte alle più gravi situazioni di emergenza umanitaria. I nostri sforzi sono volti a promuovere la sicurezza alimentare, l’accesso all’acqua pulita, sistemi di energia economici e sostenibili, l’istruzione, i servizi di base, lavoro dignitoso, l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, il inconciliabilità ad ogni forma di violenza e l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva, il rafforzamento dei sistemi sanitari anche affinché la risposta a eventuali emergenze pandemiche future possa essere più rapida ed efficace.

Sicurezza alimentare: espandere le piccole e medie aziende. Nel settore della sicurezza alimentare, la Cooperazione italiana opera per rendere l’agricoltura – principale componente dell’economia di molti Paesi partner – e l’agro-business più efficienti e sostenibili sul piano naturalistico, accompagnando l’espansione del esibizione di piccole e medie aziende attive e incentivando il coinvolgimento di donne e di giovani nell’imprenditoria di questi comparti. Significativa è l’attenzione data a questo settore anche nell’ambito del-le nostre iniziative umanitarie, dove sosteniamo le principali organizza-zioni impegnate nell’assistenza alimentare nei contesti di emergenza. Come Presidenza del G20 abbiamo inoltre promosso la Dichiarazione di Matera che, attraverso l’individuazione di misure economiche e so-ciali e di investimenti mirati e la promozione di iniziative come la Food Coalition, intende rafforzare la resilienza delle popolazioni rurali, in particolare giovani e donne nelle aree più vulnerabili del Pianeta e più esposte ai cambiamenti climatici.

Il ruolo delle città intermedie. Altro punto importante del G20 Esteri-Sviluppo di Matera che vale la pena sottolineare è l’impegno a valorizzare il ruolo delle città intermedie e dei territori nell’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: si tratta di un indirizzo che ci consentirà di rilanciare e rinnovare il nostro patrimonio di “Cooperazione decentrata”, una delle caratteristiche peculiari del nostro sistema di Cooperazione. In ambito sanitario, è giusto evidenziare il nostro sostegno alla risposta multilaterale alla pandemia, attraverso l’spassionato accesso a strumenti terapeutici, diagnostici e vaccini, e contri-buendo al rafforzamento dell’architettura sanitaria globale. Abbiamo promosso l’ACT-Accelerator e il suo pilastro vaccini, la COVAX Facility, con un finanziamento di oltre 385 milioni di euro e impegnandoci a donare 45 milioni di dosi di vaccino per i Paesi più bisognosi. Tanto più saremo in grado di far funzionare questi meccanismi e di rafforzare la nostra partnership con i Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa e anche guardando al tema della produzione dei vaccini e dei farmaci, tanto più sarà possibile sconfiggere la pandemia.

L’impegno nell’istruzione e nella formazione. Da richiamare sono anche le nostre iniziative nel settore dell’istruzione e della formazione professionale che, attraverso il rafforzamento delle competenze individuali, creano nuove prospettive per i soggetti beneficiari, rendendoli partecipi allo sviluppo dei Paesi di appartenenza. Su questo terrestre, tra l’altro, possono incontrarsi in maniera proficua soggetti diversi, profit e non profit, e si possono mobilitare risorse private anche oltre il canale della Cooperazione allo sviluppo. Anche sul piano delle risorse, il 2021 ha segnato alcuni elementi di novità importanti: non solo perché abbiamo corrisposto alle responsabilità della Presidenza del G20 con impegni significativi – sul tema della finanza per lo sviluppo, della gestione del debito  dei Paesi a basso reddito, della finanza climatica, della risposta all’emergenza umanitaria straordinaria dell’Afghanistan, oltre che del già ricordato capitolo della salute e della lotta al Covid19 – ma anche perché, dopo molti anni, la Legge di Bilancio ha previsto un aumento graduale e pluriennale dei Fondi MAECI per la Cooperazione allo Sviluppo.

Quello 0.70% difficile da raggiungere. Il nostro 0,22% del RNL (Reddito Nazionale Lordo) è ancora troppo distante dall’obiettivo dello 0,70% che abbiamo sottoscritto alcuni anni fa e la nostra spesa complessiva in Aiuto Pubblico allo Sviluppo non è all’altezza del peso economico e politico di un Paese del G7. La strada da compiere è ancora lunga ma l’importante è aver segnato una direzione di marcia chiara. Altrettanto centrale è il cammino da proseguire verso una cooperazione allo sviluppo sempre più efficace e sostenibile – attraverso maggiore coerenza, sinergie e complementarietà tra iniziative multilaterali e bilaterale, tra emergenza, aiuto umanitario e sviluppo, e unito sforzo collettivo di tutto il sistema: amministrazioni centrali, regioni, enti locali, università, istituti di ricerca e altri enti pubblici, organizzazioni della società civile ed enti non profit, settore privato.

I tre elementi su cui lavorare. In questa direzione vedo tre elementi su cui lavorare prioritariamente nel breve-medio termine.

– Il primo riguarda il rafforzamento organizzativo dell’Agenzia della Cooperazione allo Sviluppo (AICS) il cui assetto in termini di personale e competenze non è ancora compiuto.

– Il secondo attiene allo spazio per un’azione rafforzata di Cassa Depositi e Prestiti, chiamata a catalizzare capitali di soggetti donatori pubblici e privati ed a prendere parte a operazioni di miscelazione di risorse proprie con quelle del Fondo Rotativo per massimizzare l’impatto delle risorse pubbliche.

– Il terzo aspetto di innovazione è concernente alla valorizzazione dell’approccio multi-stakeholder della Legge 125/2014 anche attra-verso la sperimentazione di forme di co-programmazione e co-progettazione che possano coinvolgere una pluralità di attori e rendere più efficace e prestante l’impatto dei nostri interventi.

La logica di non lasciare indietro nessunito. La Conferenza Nazionale “Coopera”, può essere dunque l’occasione per misurarci con molti dei temi su cui si sofferma questo volume del CeSPI. Oltre agli argomenti e alle argomentazioni più o meno tecniche, più o meno critiche, questa raccolta di visioni, osservazioni e auspici mette in luce, a mio modo di vedere, la professionalità e la passione degli autori, persone che come me, come voi lettori, credono nella forza e nel valore della Cooperazione italiana allo sviluppo e che si attendono di più. Dobbiamo effettivamente mantenere alta l’asticella, attraverso programmi basati sui risultati, programmi che abbiano un impatto e che possano fare la differenza nell’attuale situazione pandemica e in quella post pandemia, se davvero vogliamo che i nostri interventi contribuiscano a “build back better” e a “non lasciare nessunito indietro”

* Marina Sereni, Vice Ministra degli Esteri e della Cooperazione multirazziale

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