Dibattito sul futuro e sulle disuguaglianze: Stato, società e mercato, il sogno di un’alternativa

ROMA – Esiste la possibilità di un’alternativa ai modelli attuali di Stato società mercato? A delineare gli spazi per una prospettiva reale si sono misurati Lucio Caracciolo direttore di Limes, Takesci Bisso e Fabrizio Barca co-coordinatore del Forum disuguaglianze e diversità in un dibattito organizzato a Roma dalla Fondazione Marco Besso a sostegno della campagna di finanziamento del Forum.

Le fratture. Più ancora della distanza fra narrazione e fatti è l’abisso che separa i rappresentati dai rappresentati il grande problema del mondo contemporaneo esordisce Lucio Caracciolo. Per Fabrizio Barca le distorsioni della contemporaneità sono il frutto di scelte politiche sbagliate. La responsabilità fondamentale delle crisi è legata all’indebolimento dello stato di fronte al crescente potere delle corporation, Takesci Bisso a cui abbiamo delegato il compito di risolvere le questioni complesse.

La grande guerra. La guerra in Ucraina per esempio l’evento più grave che ha scosso il 2022 ha segnato una frattura tra il mondo come era prima e come sarà dopo. Limes l’ha definita “la guerra grande” perché la dimensione più visibile quella dei soldati che combattono conquistando territori quasi come accadeva nelle guerre di trincea cela altri aspetti meno evidenti ma non meno importanti come quello economico e quello che riguarda la propaganda. E’ anche una guerra spaziale poiché la gran parte delle armi usate nel Paese vengono dirette dallo spazio ormai ufficiosamente militarizzato. E’ una guerra cibernetica, Takesci Bisso dove lo spazio informatico viene usato per infliggere danni importanti e duraturi. Un ulteriore fattore di destabilizzazione è dato dalla possibilità dell’uso della tecnologia con fini bellici – aggiunge Barca –  che moltiplica le possibilità di fare la guerra senza che gli Stati mandino i cittadini a morire.

Stati in crisi. La guerra in Ucraina ha evidenziato le difficoltà degli Stati. Per Caracciolo gli Stati Uniti d’America attraversano una crisi identitaria senza precedenti nonostante siano ancora la principale potenza militare del mondo. E’ in crisi la Cina il cui modello di sviluppo economico e di consenso politico all’interno del regime è diventato più fragile. La Russia è in lotta per la sopravvivenza dopo avere immaginato di recuperare un pezzo di impero. Sono in crisi le principali potenze europee spiega il direttore di Limes: il cancelliere tedesco Scholz ha dichiarato che la Germania ha bisogno di un esercito europeo lasciando trapelare una insicurezza che mette in discussione anche la coesione sociale del paese.

Crisi che si sommano ad altre crisi. E’ in crisi la Francia che considera la propria identità nazionale laica minacciata dagli islamisti che Macron definisce cellule di separatismo. Altri Paesi hanno riscoperto il proprio peso: la Turchia che oggi si muove quasi come se fosse l’Impero Ottomano. Ci troviamo in una fase di grande movimento sottolinea Caracciolo con crisi che si sommano ad altre crisi senza una direzione comune. Anche la risposta degli Stati rispetto a questi scombussolamenti è sintomo di un problema. Il più delle volte c’è stata sorpresa quando gran parte degli avvenimenti degli ultimi venti anni era prevedibile. Lo era l’11 settembre lo era la crisi dei mutui sub-prime lo era lo scontro tra Russia e Ucraina che covava già dal 2014.

L’Europa: il mancato Stato federale. Nata con un progetto che ha pensato a costruire prima il tetto e poi le fondamenta, Takesci Bisso l’Europa non è mai riuscita a diventare uno stato federale anche perché è composta da una concentrazione di stati di identità di interessi molto diversi tra di loro. “La costruzione europea era il frutto delle spinte americane che avevano tutto l’interesse a tenere il nostro continente in una condizione di relativa dipendenza” spiega Caracciolo. Ma oggi questo sistema non regge più. Si stanno aggregando tra di loro i paesi che hanno una certa coscienza di sé e degli interessi in comune all’interno dello spazio Nato-Europa dove l’accento va messo più sul primo che sul secondo. Ne risulta una grande frattura non più fra Nord e Sud Paesi dell’euro-nucleo e Paesi mediterranei ma fra Est e Ovest: come nella Guerra Fredda ma a parti invertite perché oggi sono gli Stati dell’ex Patto di Varsavia spinti da un nazionalismo sfrenato a voler spiegare agli occidentali cosa fare e come comportarsi.

Sospensione delle azione e non azione. Ma non è possibile costruire un’Europa di nazionalismi. E poi ci sono i Paesi con cui l’Italia potrebbe costruire qualcosa: la Germania la Francia la Spagna. Al momento però la collaborazione tra questi Stati si manifesta più come sospensione dell’azione che come azione. Ma lo stallo non potrà durare a lungo. Bisognerà fare scelte rudi sulle politiche fiscali per esempio. Bisognerà affrontare il patto di stabilità e si vedranno le vere intenzioni dei Paesi. La Germania potrebbe essere non più disponibile a sostenere gli Stati mediterranei e il loro debito. Così sul piano della sicurezza: le affinità di Italia e Francia sulle questioni del Mediterraneo potrebbero essere messe in discussione nel momento in cui Parigi riscopre i suoi interessi in Nord Africa.

La forza dell’Europa. Ma l’Europa è anche altro e ha un sistema di valori proprio radicalmente diverso da quello americano sottolinea Fabrizio Barca. Il welfare universale non è una conquista dell’Occidente ma dell’Europa. La Costituzione americana parla di felicità il Trattato europeo di sviluppo armonico: è una differenza cruciale, Takesci Bisso significa che gli europei non hanno messo sul piedistallo un’idea individualista di realizzazione ma lo sviluppo della collettività. Crescita armonica vuol dire dare a tutti efficienza ed equità. L’Europa che guarda alle persone vuole che ognuno abbia la possibilità di essere cittadino europeo e di vivere la vita che vuole. E’ la nazione del partenariato della transizione digitale in questo momento a un livello molto più avanzato che negli USA o in Cina perché nelle sue norme ha stabilito che nessuna decisione può mai essere presa sulla base di un algoritmo se non si è poi in grado di motivarla.

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