Lettere, “Un barlume di speranza per i 7000 tirocinanti calabresi grazie all’Unione Sindacale di Base”

Riceviamo e pubblichiamo

“Una speranza sembra riaffiorare tra i tirocinanti, dopo l’incontro organizzato dalla sigla USB (unione sindacale di base), per esporre quelli che potrebbero essere i risvolti futuri in merito alla situazione che da anni affligge madri e padri di famiglia a cui ho tristemente attribuito in precedenza l’epiteto di “lavoratori in nero legalizzati da uno Stato che prima li crea e poi li distrugge”.

Soggetti, per i quali non è prevista una vera e propria retribuzione per l’attività lavorativa prestata, ma un rimborso spese; per il quale non ci sono contributi previdenziali ed assistenziali.

Dall’incontro in questione, è emerso che l’assessore Orsomarso si impegnerà, grazie al contributo dimostrato da USB, a trovare la migliore soluzione auspicabile in un tentativo di contrattualizzazione, a patto che questa avvenga (su proposta di USB) in una fase precedente le prossime elezioni.

Un tavolo tecnico è stato strutturato e nelle prossime settimane saranno previsti altri incontri, affinché questa vertenza sia risolta a favore dei tirocinanti con una prima contrattualizzazione, e con l’auspicio che essa possa essere il preludio per una prossima stabilizzazione definitiva.

Un afflato di ottimismo e di fiducia sembra essere emerso, grazie ad USB e al suo portavoce Saverio Bartoluzzi, che ha dimostrato un grande senso di umanità ed empatia, nonché una leadership coinvolgente per gli animi di questi tirocinanti, che oramai sono stanchi di sentirsi sfruttati, di non sentirsi riconosciuti come lavoratori nel loro paese.

L’articolo 1 della Costituzione, “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, di cui spesso se ne fa un uso improprio nei dibattiti politici, ha ragione di esistere solo se soddisfa concretamente le prospettive dei suoi cittadini; le parole oramai hanno fin troppo disilluso ogni aspettativa.

I cuori spezzati di 7000 tirocinanti, devono essere un fardello per lo Stato e la Regione, che devono impegnarsi da questo momento in poi e assumersi la responsabilità di tutelare anche questi soggetti fragili, il cui auspicio è solo quello di vivere dignitosamente per se stessi e per le loro famiglie.

Non ci sono più colori politici, non ci sono più demagogie pre elezioni, che possano oramai contenere la presa di coscienza di ognuno di questi 7000 tirocinanti, riguardo i diritti che loro spettano in quanto cittadini italiani in primis, in quanto calabresi e in quanto lavoratori.

Il 1⁰ maggio è stata anche la loro festa, lo è oggi, lo sarà dai prossimi anni.

In qualità di figlia di un tirocinante, ormai al fianco di questa categoria di soggetti fragili, sento il dovere di sottolineare la mia gratitudine per l’incontro tenutosi con USB; non solo perché un barlume di speranza sembra riemergere, ma perché nel mondo che vorrei, esistono persone che ancora hanno voglia di lottare per altri; in cui la normalità sia un posto di lavoro e non un compromesso tra interessi in gioco.

I diritti sono tali perché non hanno bisogno di essere agognati (ahimè non è sempre così); essi vanno garantiti e tutelati e non deve sorprenderci affatto ogni volta che ci spettano, poiché viviamo in una cosiddetta società di diritto.

È tempo di cambiare rotta verso nuove mentalità, verso nuove condizioni, che non abbiano più il “puzzo del compromesso” ma il profumo della giustizia. La mia primavera ha questo odore”.

Giusy Scarriglia

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